Bologna. Nel 1958, nasce a Bologna, in un piccolo garage della zona Bitone, vicino a Pontevecchio, l’Eurodent, una piccola azienda di sei persone che costruisce poltrone per dentisti. Il fondatore è Giacomo Conti, di origini romagnole, ma bolognese di adozione. In pochi anni l’azienda dimostra di produrre un oggetto di qualità, materiali resistenti, linea moderna, e tecnicamente durevole e pratico. All’ inizio degli anni ’70, Conti acquista un terreno su via Idice, angolo via Emilia, circa un ettaro di terreno, sul quale realizza uno stabilimento per costruire le poltrone e ospitare intanto i dipendenti che sono cresciuti fino a venticinque. Realizza anche una palazzina per gli uffici e in metà stabilimento offre lo spazio a un nuovo socio giovanissimo, Armando Gatti, ex dipendente della Stern-Weber, anche questa produttrice di poltrone e riuniti per dentisti. Con Armando Gatti nasce la società Dentalmatic, legata all’Eurodent.
Gatti progetta e realizza i riuniti, ovvero le macchine che sono collegate alla poltrona da dentista, e nell’altra metà dello stabilimento si realizzano le poltrone. Il binomio funziona perfettamente. In pochi anni, riuniti e poltrone Eurodent- Dentalmatic conquistano i mercati esteri e internazionali. Il design e la tecnica innovativa degli strumenti per il dentista, diventano il trampolino di lancio dell’azienda.
In Italia, le aziende che producono riuniti e poltrone per dentisti si concentrano in gran parte nella regione Emilia Romagna, e all’interno della regione, nella provincia di Bologna. La concorrenza quindi è altissima, concentrata e spietata. Ma la fortuna dell’Eurodent sta nel fatto che le scelte commerciali di Conti portano a far sì che l’80 % delle vendite siano all’estero.
Questa scelta di bypassare la concorrenza porta l’Eurodent tra le migliori aziende europee. In Europa le più grandi aziende di prodotti elettromedicodentali si trovano in Germania e Svezia. I grandi e prestigiosi marchi europei però non intimidiscono i prodotti Eurodent- Dentalmatic, e negli anni ’80, il marchio Eurodent-Dentalmatic è tra i principali produttori di riuniti e poltrone. Nel 1980 i dipendenti sono già 60.
Nel 1981, Conti decide di costruire un altro stabilimento, sempre nella sua area privata, a fianco dello stabilimento Eurodent e concentra la produzione dei soli Riuniti con la Dentalmatic. Gli spazi liberati dalla produzione riuniti permettono di aumentare la produzione di poltrone e riuniti stessi. I fatturati si aggirano ogni anno attorno ai 25-27 miliardi di lire. Nel 1995 viene raggiunto un fatturato di 31 miliardi di lire. La società Dentalmatic viene intanto fusa con l’Eurodent, che mantiene il marchio unico.
Ma nella seconda metà degli anni ’90, Giacomo Conti muore a seguito di un intervento chirurgico nell’ospedale di Castel San Pietro. Subentra il figlio, Nico Conti, fino a quel momento rimasto sempre nell’ombra. Ed è nell’ombra che comincia, da quel momento, a entrare anche l’ Eurodent.
Nel 1999 viene raggiunto il numero massimo di riuniti e poltrone prodotte: quasi 1400 unità. Mentre nell’ anno precedente era stato raggiunto un elevato risultato di fatturato: 33 miliardi di lire. E ancora, nel 2000, il picco di 34 miliardi di lire. Il numero di dipendenti ha già raggiunto le cento unità. E siamo al punto di ritorno.
La presenza sindacale all’Interno dell’Eurodent-Dentalmatic prima e Eurodent poi, ha sempre trovato uno spazio. La prima elezione del Consiglio di Fabbrica avviene nel 1980. Maggioranza assoluta alla Fiom-Cgil. Ma i rapporti con la direzione e la proprietà sono sempre contrassegnati da una difficoltà di dialogo, anche se non viene mai meno il reciproco rispetto. Alla fine degli anni ’80, il Consiglio di Fabbrica, composto da Fiom e Fim, che si uniranno poi nella storica esperienza della Flm, ottengono il primo Contratto aziendale, il quale migliora le condizioni economiche dei lavoratori.
Negli anni ’90, il Consiglio di Fabbrica, a seguito dei vari congressi di Cgil, Cisl e Uil e accordi con i vari governi, si trasforma in Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie). Ancora una volta la Fiom è maggioritaria, seguita dalla Fim. Assente la Uilm.
E’ nel 1994 che avviene lo strappo nei rapporti sindacato - azienda. A seguito del famoso Accordo del 23 Luglio 1993, all’ interno dei Contratti aziendali viene inserita la regola degli incentivi legati alla produttività. L’Azienda si rifiuta di concedere aumenti salariali fissi in busta paga e concede solo aumenti flessibili legati alla produttività e a risultati di fatturati, ovviamente redatti dall’Azienda stessa.
Nell’ estate del 1994, i rapporti sindacali si romperanno definitivamente per sempre. Gli scioperi, con adesioni al 98%, portano i lavoratori al blocco in entrata e uscita delle merci, del materiale da assemblare e da spedire. La direzione, nel frattempo assegnata a Sergio Felicori di Castel San Pietro, minaccia di chiamare la Celere e la lotta si incendia.
Solo dopo decine di ore di sciopero, a seguito della rottura delle trattative in sede di Confindustria a Bologna, l’ azienda cede sul salario fisso. I delegati di Fiom e Fim e i lavoratori vincono la lotta e ottengono una quota inferiore a quella richiesta, ma comunque riescono ad ottenere una quota di salario fisso. Viene però concessa una parte di aumento legato a tabelle, definite però, quasi unilateralmente dalla direzione aziendale.
Non mancano in tutti questi anni di lotte sindacali e conquiste ottenute a fatica dissidi e rancori tra lavoratori legati agli ambienti più vicini alla direzione. Sgambetti a delegati sindacali e ai lavoratori più attivi sul piano delle lotte e degli scioperi e tentativi di delazione.
All’inizio del nuovo millennio intanto, vengono prese decisioni inspiegabili da parte della proprietà, la quale decide di mettere a riposo le figure storiche che avevano creato l’ azienda. Gatti e Zuffa, direttori di produzione rispettivamente di riuniti e poltrone, vengono licenziati. E siamo nell’ombra della storia di questa fabbrica.
Il 2000 era stato l’anno con il maggior risultato economico di sempre: 34 miliardi di lire, che però non sono sufficienti per impedire al presidente e proprietario della fabbrica, Nico Conti, di licenziare i due direttori storici, è uno sbaglio irrimediabile. Ma la decisione ormai è presa.
Comincia il declino della fabbrica. Calano fatturati e numero di dipendenti, i più professionalizzati. I quali si accorgono da subito che qualcosa sta andando nella direzione sbagliata. Siamo a metà del primo decennio del nuovo millennio. I dipendenti da cento che erano, sono scesi a 80. I fatturati subiscono un crollo. Le vendite crollano. E a giustificare il tutto non può bastare la crisi internazionale in arrivo. No. Il problema è tutto all’ interno. Figure non sufficientemente professionali hanno sostituito figure che prima lo erano. Misure di repressione sindacale e nuovi regolamenti sulle pause alimentano un clima di velenosità. Tutto inspiegabilmente avviene sotto l’inesistente presenza della proprietà, nella figura di Nico Conti, che si dimostra non essere all’altezza del compito ereditato.
E siamo nel 2010. Per la prima volta nella storia di questa azienda, arriva la Cassa integrazione. Senza preavviso, la comunicazione ai sindacati interni viene consegnata quasi a cose decise. Comincia dunque la prima fase di Cig dal gennaio 2010 a maggio 2010. Poi l’ attività produttiva riprende, e tutto sembra tornare alla normalità. Sembra.
Nel dicembre 2010, dopo mesi di straordinari, seguiti appunto alla Cassa integrazione, nell’ultima assemblea sindacale si paventa la possibilità che le tredicesime non vengano pagate. I lavoratori, dopo mesi di straordinari, non accettano la decisione della direzione e minacciano di bloccare lo stabilimento come nel 1998. Le tredicesime vengono pagate.
Ma l’inizio del 2011 è brusco. Subito una nuova Cassa integrazione, due giorni alla settimana fino a aprile. I dipendenti intanto, sono circa 65. Ed è nel marzo dello stesso anno che per la prima volta nella storia di questa azienda, la busta paga non viene pagata. Scattano immediatamente i primi scioperi. Assemblee e trattative con la direzione si susseguono. Viene decisa l’erogazione di una parte della busta di marzo.
Intanto comincia a circolare con insistenza la voce di un possibile fallimento dell’azienda. Il materiale da assemblare non arriva più, in quanto si apprende che da due anni i fornitori dei materiali e degli accessori non sono stati pagati. I lavoratori continuano intanto con gli scioperi, le manifestazioni sulla via Emilia, davanti alla fabbrica, ma la direzione risponde con il mancato pagamento anche di aprile. Il disastro annunciato si sta compiendo. Anche maggio non viene pagato, e a quel punto la direzione decide di mettere tutti i dipendenti in Cassa integrazione a zero ore.
Ed è qui che la storia di una fabbrica si intreccia con interessi ben diversi. I lavoratori sono quindi da marzo senza stipendio e a casa a zero ore. Siamo nel giugno 2011. Davanti al prospettarsi di un possibile fallimento, la direzione annuncia che un possibile acquirente si sarebbe presentato con un piano di rilancio: acquistare l’azienda, licenziare 34 lavoratori e assumere i restanti a tempo determinato.
Proposta inaccettabile per la Rsu e per i lavoratori che continuano intanto i presidi sui cancelli, sulla strada e davanti ai supermercati della zona per fare conoscere la situazione. Intanto spuntano documenti ufficiali dal Piano operativo comunale di san Lazzaro, il piano di urbanizzazione e cementificazione, che prevede per l’area Eurodent una riqualificazione dell’area, da industriale a commerciale.
Il sindaco di san Lazzaro, Marco Macciantelli, respinge le accuse di alcuni lavoratori di favorire il cambio di destinazione d’uso e il conseguente licenziamento dei lavoratori, ma da altri documenti spuntano legami tra l’acquirente del possibile rilancio dell’azienda e una scatola cinese di società fittizie, che portano la sede di queste in Belgio.
Seguono quindi incontri tra i sindacati, la Rsu e la Provincia con la Direzione, incontri ai quali partecipa anche il sindaco Macciantelli che continua a negare la possibile speculazione edilizia. Intanto, in agosto 2011, l’Eurodent dichiara ufficialmente fallimento.
Viene assegnato come Curatore fallimentare dal Tribunale di Bologna, il dottor Rossi. Quest’ ultimo ha il compito di recuperare il più possibile l’azienda sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista di immagine. Rilancio che in parte avviene. Una decina di lavoratori vengono richiamati in produzione. E viene intanto fissata la data del 17 gennaio 2012 per la sentenza del Tribunale fallimentare riguardo coloro che dovranno essere pagati.
Non va dimenticato intanto che i lavoratori dell’ Eurodent sono senza stipendio da marzo 2011. esiste un accordo tra banche e azienda per un anticipo della Cassa integrazione, ma non tutti i lavoratori vi hanno aderito. Nel frattempo sembrano ripresentarsi diversi soggetti per l’acquisto dell’azienda, ma nessuno sa quanti lavoratori verranno mantenuti in attività, e nessuno sa con quali garanzie e tipologie di contratti di riassunzione o mantenimento dei diritti acquisiti.
Giuliano Bugani





